Rinnovabili? Noi ci siamo (e ora tocca al Paese)

A tu per tu con l'ing Giuseppe Noviello, che traccia il quadro della situazione in Italia e assicura: «Il settore è già in grado di camminare con le sue gambe. Serve una politica energetica seria, certezza legislativa e il coraggio di ripensare le tecnologie attuali» (intervista di gennaio 2016)

Parlare con Giuseppe Noviello significa fare un tuffo nella storia dell’industria italiana. Nei suoi quasi quarant’anni in Enel, l’ing. Noviello, che è stato l’Amministratore Delegato di e2i – energie speciali dal 2014 al 2017, ha vissuto in prima linea l’evoluzione del comparto energetico, di pari passo con i cambiamenti del nostro Paese. Ora Noviello si abbandona volentieri ai ricordi della sua carriera lavorativa, mantenendo però la lucidità di sempre nell’analizzare lo stato dell’arte delle rinnovabili in Italia. Lo abbiamo incontrato per parlare di eolico (e tanto altro…).

Ingegner Noviello, partiamo da lei e dal suo percorso professionale…

«Sono nato a Roma, in una famiglia di origine campana. Dopo i sette anni di collegio, in cui ho ricevuto una formazione classica, ho conseguito due lauree in ingegneria, la prima meccanica, la seconda aerospaziale presso la Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’Università La Sapienza, un istituto di alta specializzazione che allora era diretto dal professor Luigi Broglio, ideatore del Progetto San Marco grazie al quale il 15 dicembre 1964 venne lanciato in orbita il primo satellite in collaborazione con la NASA. Sono stato quindi assistente universitario, sempre presso la facoltà di ingegneria, per poi entrare in Enel, dove sono rimasto dal 1970 al 2009 occupandomi un po’ di tutto: dalle costruzioni per lo sviluppo del parco termoelettrico al settore informatico, dai servizi immobiliari alle rinnovabili. Si può dire che abbia seguito tappa dopo tappa la storia dell’energia italiana».

Quando ha cominciato a sentire parlare di energie rinnovabili non fossili?

«Già dai miei primi mesi in Enel, negli anni Settanta. In realtà l’azienda ha sempre lavorato alla ricerca di modalità più efficienti per produrre energia, anche prima che si iniziasse a parlare di fonti rinnovabili, concentrandosi per esempio sulla produzione combinata e sul tele-riscaldamento. La prima volta che ho avuto a che fare direttamente con queste forme di energia l’ho fatto da Amministratore Delegato di Conphoebus, una società di Enel con sede a Catania che curava proprio lo sviluppo delle rinnovabili. Quella che è poi diventata Enel Green Power, per intenderci. Ci occupavamo di energia eolica, biomassa, fotovoltaico, portavamo avanti studi sugli edifici che oltre a essere intelligenti fossero anche meno energivori possibili… Tanto è vero che Conphoebus partecipò all’operazione che ha portato all’installazione di 10 mila tetti fotovoltaici, promossa dal Ministero dell’Industria».

Ing. Giuseppe Noviello A.D.e2i energie speciali
L’Ing. Giuseppe Noviello
traccia il quadro della situazione in Italia

E come è avvenuto il suo passaggio in e2i?

«Una volta uscito da Enel, il mio programma era di dedicarmi a tempo pieno all’associazionismo: faccio parte del sindacato dei Dirigenti Industriali, sono tutt’ora Vice-Presidente del Previndapi (il fondo previdenziale per i dirigenti della piccola e media industria, ndR) e Presidente dell’Associazione Sanitaria Integrativa Dirigenza Energia e Multiservizi, tutte attività e cariche che mi hanno permesso di acquisire un punto di vista differente sul fronte professionale. Il mio ingresso in e2i lo devo a Vito Gamberale, mio vecchio compagno di corso alla Sapienza: i nostri sono stati due percorsi professionali diversi, che però spesso ci hanno fatto incrociare, e quando nel 2009 F2i ha deciso di svilupparsi anche nelle rinnovabili Vito, allora AD, ha pensato a me: una joint venture con la portoghese Novenergia per il fotovoltaico, l’accordo con Edison per l’eolico da cui sarebbe nata e2i.

In qualità di Amministratore Delegato di e2i ha una visuale sicuramente privilegiata sullo stato delle rinnovabili in Italia. Può aiutarci a tracciare un quadro della situazione?

«In Italia oggi le rinnovabili sono sostanzialmente in grado di stare sul mercato anche senza la necessità di incentivi; ci sarebbe invece bisogno, a mio avviso, di un diverso riconoscimento della loro importanza strategica da parte delle istituzioni. Del resto questa importanza è già un dato di fatto: dopo l’ingresso sul mercato delle rinnovabili, il prezzo dell’energia elettrica è più che dimezzato, passando dai 90-100 euro al MWh ai 30-40 attuali (parlo della vendita dal produttore al trader), così come si è drasticamente ridotto il costo degli impianti, soprattutto fotovoltaici. Insomma, sia l’eolico che il fotovoltaico sarebbero in grado di camminare con le proprie gambe; hanno però bisogno di guadagnarsi il posto che spetta loro nel sistema Paese, considerato anche l’indotto che portano con loro. Se consideriamo anche il settore idraulico, le rinnovabili arrivano a produrre il 40% dell’energia elettrica: è un fatto che merita attenzione e rispetto. Inoltre abbiamo la fortuna di avere un parco eolico che tutti ci invidiano. Lo vediamo quando partecipiamo a gare europee: tutti apprezzano il know how e le referenze delle nostre ditte».

Ing. Giuseppe Noviello A.D.e2i energie speciali
Ing. Giuseppe Noviello
Amministratore Delegato di e2i Energie Speciali dal 2014 al 2017

E secondo lei cosa dovrebbe fare il nostro Paese per supportare al meglio il settore?

«Occorre programmare una seria politica energetica per il futuro, e di questo deve essere cosciente innanzitutto la nostra classe politica. Sono necessari piani di sviluppo per le energie rinnovabili che tengano anche conto di una scelta oculata dei siti, che non devono essere in balìa dello sviluppatore ma magari scelti dalle Regioni. C’è poi tutta la questione della sostituzione delle tecnologie attuali: una città sarà completamente pulita quando sarà al 100% elettrica, con energia prodotta da fonti rinnovabili. Pensate anche soltanto al riscaldamento domestico: oggi è possibile sostituire gli impianti a gas con pompe di calore alimentate a energia elettrica, a condizioni economiche del tutto simili, così come simili sono le condizioni delle cucine con sistemi a induzione. Insomma, l’Italia deve capire dove vuole andare. Ma oggi vige un’incertezza che si nota anche dal punto di vista legislativo. Ad esempio, per un imprenditore partecipare a un’asta per la costruzione di un impianto è complicatissimo: il Gestore dei Servizi Energetici mette all’asta un tot di Megawatt decidendo di affidarli a chi fa l’offerta più conveniente, ma per poter partecipare all’asta l’imprenditore deve avere già ottenuto l’autorizzazione – il che può richiedere anche 7 anni –, deve avere il parco macchine già pronto, aver attivato i contratti con i fornitori. È chiaro che tutte queste incognite non giovano agli investimenti..

In questo quadro, quale ruolo si propone di ricoprire e2i? E quali sono i vostri obiettivi strategici?

«Il nostro obiettivo è quello di svilupparci perlomeno fino al raddoppio della potenza installata, arrivando a toccare i 1.200 Megawatt, un risultato da ottenere sia attraverso la costruzione di nuovi impianti eolici sia attraverso l’acquisto di siti già esistenti. Un’altra cosa importantissima per espandere la potenza è il cosiddetto processo di Life Extension e di Integrale Ricostruzione, ovvero tutte quelle operazioni di manutenzione degli impianti arrivati quasi a fine ciclo per allungarne la vita di altri 5 o 10 anni o per sostituirli con impianti più efficienti e con un numero di macchine inferiore. Oltretutto questi vecchi impianti sono generalmente quelli che sorgono sulle zone più favorevoli, con maggiore ventosità, proprio perché sono stati i primi a essere costruiti.  Continuando su questa strada, potremo consolidare il ruolo di leader che ci siamo prefissati, facendo da traino a tutto il sistema. La nostra società ha la fortuna di avere alle spalle partner solidi come F2i ed Edison, e quindi le banche sono generalmente ben disposte a sostenerci economicamente per ogni progetto a cui diamo vita. Come ho già detto, noi siamo prontissimi a raccogliere la sfida delle rinnovabili. Ora tocca al resto del Paese accompagnarci».