Entrare bussando, guadagnarsi la fiducia

“Consulente”. “Ingegnere Progettista”. Qualsiasi definizione, pur vera, finisce per andare stretta ad Antonio Scutti, uno di quei personaggi che gli americani definirebbero “larger than life”, più grande della vita e degli schemi prefissati. Degli impianti eolici sa tutto, delle persone ancora di più.

«Vi hanno detto che sono cattivo, ma non è vero».
Scutti scende dal suo fuoristrada ed esordisce così. Ha fama di avere un caratteraccio, è vero. Ma qualcosa non torna, se è l’uomo cui Edison prima ed e2i poi hanno affidato un rapporto con il territorio che non è mai semplice.
Amministratori pubblici, proprietari di terreni, parroci e carabinieri: Scutti conosce tutti ed entra in relazione con tutti.
E ha un aneddoto irresistibile per ogni situazione. Come quello dell’anziana signora pugliese cui tanti anni fa fece un’offerta molto vantaggiosa per lo sfruttamento di un terreno. Qualche giorno dopo l’accordo, Antonio viene invitato di nuovo a casa della signora, con cui è entrato in confidenza e che chiama con rispetto Zi’ Marì, e vi trova i due fratelli, con indosso gli abiti della domenica. «”Abbiamo saputo che vi interessano i terreni per metterci le pale eoliche. Noi abbiamo i terreni più belli di tutta la zona”, mi fanno i due. E io: “Sì, è vero. Dove stanno i vostri terreni?”. “Giù, vicino alla zona industriale”. “Ah, ma lì non c’è vento: non ci interessano”». E a quel punto, il colpo di teatro. Racconta Scutti, pregustando il gran finale: «La timorosa Zi’ Marì si alza di scatto dal divano da cui non si muove mai e fa il gesto dell’ombrello. “Tiè!”, grida. “Quando mi sono sposata mi avete dato le terre peggiori: mo’ vi sta bene”».

Ma non è solo colore locale: dietro a ogni racconto c’è il senso profondo di questo lavoro che presuppone una grande fiducia reciproca e la capacità di trovare in ogni situazione il bene comune.
«Bisogna entrare bussando, chiedendo permesso. – spiega Scutti – Bisogna essere onesti, dire la verità, conquistarsi la fiducia».
E ricorda, quasi con commozione, un altro episodio legato all’acquisizione di un terreno destinato a una sottostazione. «Era un’opera di pubblica utilità, quindi sarebbe stata espropriata: ma io l’ho detto al proprietario e gli ho fatto un’offerta migliore per metterci d’accordo senza arrivare all’esproprio. Non abbiamo firmato niente, non gli ho anticipato un soldo. Ci siamo stretti la mano e lui ha chiamato il figlio a “spaccare”, cioè a separare formalmente le nostre mani. Qualche giorno dopo, si è presentata un’altra compagnia energetica e gli ha fatto un’offerta migliore, ma lui ha detto soltanto “l’ho venduto” e non ha voluto nemmeno discuterne. Io – prosegue Scutti – questo l’ho saputo dal figlio, anni dopo: quell’uomo era un mediatore di bestiame, un sensale, e per lui quella stretta di mano valeva più di mille contratti. Adesso non c’è più: se lo scrivete, lui sarà contento. Se lo merita». Caratteraccio sì, ma vero.